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Coca-Cola? no grazie! Il boicottaggio popolare che fa tremare Trump

 

Coca-Cola? no grazie! Il boicottaggio popolare che fa tremare Trump

 

Davanti all'arroganza del magnate, l'Europa trema. Ma un esercito di consumatori armati di carrelli potrebbe essere la risposta che nessuno si aspetta.

 

Roma, 15 luglio 2025 – La scena è ormai familiare: Donald Trump si alza dal letto, twitta un dazio e il mondo intero trattiene il fiato. Le cancellerie europee, nel frattempo, si affannano in riunioni d’emergenza, dove l’unica strategia plausibile sembra essere quella di sperare che il magnate si distragga con un nuovo campo da golf. Ma di fronte a tanta supina accettazione, c'è chi propone una soluzione radicale, un’arma segreta che affonda le sue radici nella saggezza di un gigante del pensiero italiano.

L’ultimo tweet di Donald Trump è stato un capolavoro di sintesi geopolitica: qualcosa tra “l’America è la migliore, punto”, “gli altri sono tutti ladri” e “se non vi piace, vi tasso la mozzarella di bufala”. La risposta europea? Un comunicato congiunto zeppo di “profonda preoccupazione”, “dialogo costruttivo” e l’implicito “per favore, non colpisca la nostra Porsche”. Mentre i nostri leader si affannano a trovare il giusto grado di curvatura della schiena per non sembrare totalmente supini, una domanda serpeggia tra la plebe digitale: e se invece di aspettare che Bruxelles trovi il coraggio, noi facessimo qualcosa? Tipo… smettere di comprare roba americana?. 

L’idea è tanto semplice quanto geniale, e la paternità, come intuito dai più fini intellettuali, va attribuita al compianto Umberto Eco. Egli, in un contesto all'epoca tutto nostrano, teorizzava la capacità del consumatore di rovesciare il tavolo. Oggi, questa illuminante intuizione si adatta come un guanto alla prepotenza transatlantica. Il concetto è questo: se l'unica lingua che il Presidente americano sembra comprendere è quella del denaro, allora parliamogli in dollari... non spesi.

Immaginate la scena: milioni di europei, armati di smartphone e spirito di rivalsa, che scandagliano gli scaffali dei supermercati con la perizia di un archeologo egittologo. Ogni prodotto "Made in USA" diventa un reperto da analizzare, una reliquia da catalogare, per poi, con un sospiro di eroica rinuncia, lasciare lì dov’è. Addio popcorn americani, arrivederci jeans a stelle e strisce, au revoir (con un pizzico di malinconia) al bourbon. La dieta diventerà improvvisamente più mediterranea, l'armadio più "local".

"È una strategia di autodifesa economica non violenta, un'obiezione di coscienza gastronomica" ha dichiarato il professor Achille Pennamozzina, esperto di semiotica del consumo presso Università di Roma Tre. "Se non possono venderci le loro automobili, almeno non venderanno nemmeno i loro hot dog. Il cuore del capitalismo batte nel portafoglio del consumatore, e noi abbiamo il potere di fermarglielo per un attimo, il tempo di una riflessione".

Certo, non sarà una passeggiata. Rinunciare a certi prodotti iconici sarà come strapparsi un dente, o forse una ciocca di capelli dopo una mattinata in fila all'ufficio postale. Ma quale alternativa abbiamo? Continuare a subire l'ennesimo show da saloon, dove il "cattivo" è sempre il povero cinese e il "buono" indossa un cappello da cowboy (magari rosso)?. Sembra di essere tornati ai film western anni '40, dove Custer era un eroe e gli indiani, beh, erano solo gli indiani. Oggi i ruoli sono un po' più complessi, ma la trama sembra la stessa: un cowboy solitario contro il resto del mondo.

La sfida è grande, ma l’entusiasmo è palpabile. Si moltiplicano i gruppi online dove si scambiano liste di prodotti "proibiti", con tanto di codici a barre e consigli per alternative autoctone. "Ho scoperto che il mio yogurt preferito è prodotto da una multinazionale americana" ha confessato la signora Adele Consumer, casalinga e attivista per hobby. "Ho dovuto cambiare marca, ma ora il mio yogurt sa di libertà!".

Trump dipinge l’Europa come un nemico predatore, mentre noi, nel nostro piccolo, ci sentiamo come gli indiani nei western anni '50: quelli cattivi che osano difendere la propria terra dall’eroe (in questo caso, un eroe con capelli biondo cotone e cravatta lunga quattro piedi). Solo che oggi, invece di frecce, abbiamo i codici a barre. E invece di cavalli, il carrello della spesa con la rotella zoppicante.

Insomma, mentre i leader europei continuano a sfogliare il manuale di galateo diplomatico, i cittadini si preparano a un'insurrezione silenziosa, ma croccante. E se un giorno Donald Trump si chiederà perché le vendite di un certo tipo di patatine fritte sono crollate in Europa, forse, solo forse, capirà che la risposta all'arroganza non è sempre un dazio, ma a volte, semplicemente, un pacchetto di patatine... di un'altra marca.

 

 


Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

 

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