L’era della “Trump-Cola”
Zucchero di canna e pentole pulitissime
Mentre il tycoon trasforma le preferenze gassate in politica nazionale, il
settore del mais prepara barricate... e i consumatori si chiedono se berla o
usarla per strofinare il gabinetto.
Washington D.C., 22 Luglio 2025 – Un'ondata di dolcezza, o forse di pura follia, sta per travolgere gli Stati Uniti. La Coca-Cola, icona del capitalismo e della carie dentale, ha annunciato una mossa epocale: il lancio di una versione autunnale della sua bevanda con “vero zucchero di canna statunitense”. Il merito? Ovviamente del Presidente Donald Trump, che, a quanto pare, tra un tweet e l'altro, ha trovato il tempo di fare da consulente nutrizionale per il gigante delle bollicine.
La notizia è stata anticipata dal tycoon stesso, che con la modestia che lo contraddistingue, ha rivendicato il successo nell'aver convinto l'azienda a scaricare il "diabolico" sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio in favore del più “patriottico” zucchero di canna. Il CEO di Coca-Cola, James Quincey, ha confermato la decisione, rassicurando però che "la ricetta principale non cambierà", e che continueranno a usare "molto dello sciroppo di mais che utilizziamo ora". Un po' come dire: "Abbiamo ascoltato, ma non troppo, perché i soldi non crescono sugli alberi, nemmeno quelli di canna da zucchero".
La vicenda assume i contorni del melodramma zuccherino se si considera la passione smodata del Presidente per la Diet Coke, di cui, si dice, ne sorseggi 12 lattine al giorno. Il Guardian ha persino rivelato l'esistenza di un enigmatico “pulsante rosso Diet Coke” sulla scrivania presidenziale, un dispositivo che farebbe impallidire i bottoni per il lancio nucleare in quanto a frequenza d'uso. Un pulsante così potente da aver forse scatenato questa rivoluzione dello zucchero? Mistero.
Sì, avete capito bene: nella stanza ovale, accanto al telefono rosso che collega il Presidente al bunker nucleare, c’è un secondo pulsante – più piccolo, ma non meno potente – etichettato “Diet Coke”. Secondo fonti interne, ogni pressione genera una cascata di lattine che scivola lungo un tubo pneumatico fino alle mani di un assistente in cravatta a righe. “È un sistema efficiente”, ha dichiarato il dottor Finnegan Sweetlove, esperto in psicologia della sete presso l’Università di Chicago. “Quando un uomo beve 12 Diet Coke al giorno, non sta combattendo la sete. Sta combattendo il vuoto esistenziale.
Il Segretario alla Salute e ai Servizi Umani dell’amministrazione Trump, Robert F. Kennedy Jr., ha tuonato contro lo sciroppo di mais, definendolo senza mezzi termini una "formula per renderti obeso e diabetico". Parole forti, che hanno fatto tremare l'industria del mais, ma che hanno anche sollevato più di un sopracciglio tra gli esperti di salute. "Sostituire zucchero con zucchero non è che ti salvi dal diventare un orsetto gommoso gigante", ha ironicamente commentato la Dottoressa Penelope Sugar, nutrizionista di fama mondiale e autrice del bestseller "Dolci bugie e amare verità". "Per rendere più sana la catena alimentare statunitense, l'amministrazione Trump dovrebbe concentrarsi sulla riduzione dello zucchero, non su zuccheri diversi. È come cambiare il colore del Titanic per non farlo affondare", ha aggiunto, sorseggiando un bicchiere d'acqua frizzante.
Le ragioni del successo dello sciroppo di mais negli USA, si sa, sono economiche: i sussidi agricoli lo rendono più conveniente del cugino di canna. E l'industria del mais non ha preso bene le esternazioni del tycoon. John Bode, presidente della Corn Refiners Association, ha dichiarato, con voce tremante ma ferma, che "sostituire lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio con lo zucchero di canna non ha alcun senso e costerebbe migliaia di posti di lavoro nel settore manifatturiero americano". Immaginiamo già le marce dei coltivatori di mais, armati di pannocchie giganti, davanti alla Casa Bianca.
Le ripercussioni sul mercato da 285 miliardi di dollari delle bevande analcoliche potrebbero essere epocali. Nonostante le costanti accuse di essere un liquido demoniaco per la salute – tra zuccheri, dolcificanti e acido fosforico che "demineralizza le ossa anche nei bambini", come un vampiro della giovinezza – le vendite di Coca-Cola non accennano a calare. Forse perché, come suggerisce il Professor Archimede Sgrassatutto, esperto di chimica domestica, "la Coca-Cola non è solo una bevanda, è un solvente universale! Provate a pulire le pentole incrostate o le monete ossidate con l'acqua frizzante... non avrete gli stessi risultati!".
Nel frattempo, i consumatori europei – già tentati dal boicottaggio per i dazi trumpiani – scoprono un altro motivo per evitare la bevanda: funziona meglio come detergente. “La uso per lucidare il rame, sgrassare pentole e rimuovere le incrostazioni del water”, confessa la casalinga milanese Giulia Lacoca. “Berla? Preferisco l’aceto, è più salutare”. Coca-Cola non commenta, ma il sito ufficiale elenca infatti proprietà pulenti degne di Mr. Muscolo.
E mentre il mondo delle bevande analcoliche trema, c'è chi vede un'opportunità in questa situazione. "Finalmente potremo usare la Coca-Cola per pulire le pentole senza sentirci in colpa", ha dichiarato la signora Martha Stewart, esperta di pulizie domestiche. "E chissà, forse un giorno la useremo anche per lavare i pavimenti".
Insomma, mentre l'Europa si interroga sui dazi di Trump e sul boicottaggio dei prodotti americani, l'America si domanda se il futuro della sua salute dipenda da un ingrediente dolcificante piuttosto che da un altro. Alla fine, la Coca-Cola con zucchero di canna potrebbe non rendere gli americani più sani, ma di certo li farà sentire un po' più patriottici.
E mentre Trump continua a bere la sua Diet Coke, il resto dell'America si chiede: "Ma alla fine, cosa c'è davvero in quella lattina?".
Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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