L’America First si fa divina: Trump si auto-incorona Messia con l’AI e manda in tilt il Vaticano
L’attualità politica e spirituale ha appena vissuto un momento destinato a finire sui libri di storia — o su una maglietta di quelle che fanno ridere a Natale. Donald Trump, dopo aver definito Papa Leone XIV «terribile» e «un debole», ha deciso di alzare la posta con una mossa che nemmeno il più audace sceneggiatore di Hollywood avrebbe osato immaginare. Il tycoon ha pubblicato sul suo social Truth un’immagine generata dall’intelligenza artificiale in cui indossa la tunica bianca e la mantella rossa di Gesù, circondato da fedeli in adorazione, mentre la bandiera americana sventola sullo sfondo. Sì, avete letto bene: Donald Trump nei panni del Messia digitale. Se qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che la realtà abbia superato la fantasia, si accomodi pure nel reparto “non ci credo ma mi fido”.
«Mai, dall’invenzione della carta igienica con la scritta “Make America Flush Again”, si era assistito a una profanazione tanto geniale quanto imbarazzante. Trump ha trovato il modo di unire politica, religione e intelligenza artificiale in un cocktail esplosivo. Il risultato? Metà mondo si offende, l’altra metà si fa un selfie. Io sto ancora cercando il tasto per segnalare la blasfemia su Truth Social.»
La reazione del mondo politico italiano è stata un’autentica girandola di dichiarazioni che farebbero impallidire persino una riunione condominiale. Matteo Salvini, con un’insolita cautela, ha dichiarato che attaccare il Papa «non mi sembra intelligente e utile da fare». Elly Schlein ha parlato di «atto gravissimo» e ha offerto piena solidarietà al Pontefice. Giuseppe Conte, invece, ha colto l’occasione per ricordare che la premier Meloni, «madre, cristiana», ancora non si sarebbe schierata. E infine Giorgia Meloni, che in un comunicato degno della più raffinata arte del “né con né contro”, ha augurato al Papa buon lavoro senza mai nominare il presidente Usa. Una posizione talmente equilibrata che potrebbe candidarsi come nuovo sport olimpico.
Secondo il nostro esperto di fiducia, il professor Arnaldo Boccalino (sociologo immaginario e collezionista di edizioni limitate di “Trump: The Art of the Deal”), questa vicenda rivela l’anima tormentata della politica contemporanea: «Trump ha capito che nel 2026 la fede non si misura più in preghiere, ma in visualizzazioni. Lui non vuole essere un presidente, vuole essere un contenuto virale divino. E i politici italiani? Sono come tanti apostoli in cerca di un miracolo: chi lo segue sperando in un ritweet, chi lo condanna per guadagnare due punti nei sondaggi. La verità è che oggi la politica è diventata una partita a scacchi giocata con i like. E il re si è vestito da prete».
Intanto, i sondaggi politici registrano un centrodestra ancora in lieve vantaggio, con Fratelli d’Italia al 29% e il Partito Democratico in risalita. Ma c’è anche chi scommette che questa vicenda farà impennare l’astensione alle prossime elezioni: «Dopo aver visto Trump travestito da Gesù, gli italiani potrebbero decidere che andare a votare è meno utile che rimanere a casa a guardare un film comico. Almeno lì la finzione è dichiarata», commenta la giornalista Lia Sprolo, nostra inviata nel bar sotto casa.
«La scorsa notte ho sognato Papa Francesco che faceva un live TikTok con Trump in versione digitale. Si sfidavano a chi raccoglieva più cuori. All’improvviso è arrivato un fulmine e ha spento i server di Truth. Quando mi sono svegliato, ho capito che la satira non può più stare al passo con la cronaca. O forse sì: basta solo un po’ di sana, vecchia, insuperabile follia.»
E il Papa? Da parte sua, ha risposto con una frase che farà la storia: «Non ho paura di lui». Parole che suonano quasi come un’eroica dichiarazione di intenti, ma che secondo alcuni analisti del web nascondono un retropensiero: «Forse Leone XIV spera che Trump, preso dalla sua nuova identità messianica, inizi a fare miracoli economici sull’economia italiana. Un’estate con bollette leggere sarebbe un vero prodigio. O forse no: forse è solo la solita, vecchia, grande buffonata americana».
Forse noi, che ancora speriamo in un’intervista seria. Ma dopotutto, in un’epoca in cui un algoritmo può trasformare un miliardario in un santo, forse l’unica preghiera che ha senso recitare è: “Signore, salvaci dai like”. Amen (e che il prossimo trend virale sia almeno divertente).

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