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La grande armata degli albergatori

 


La grande armata degli albergatori

10.000 Hotel Dichiarano Guerra a Booking in Nome della Libertà Tariffaria

 

Dai castelli della Baviera ai bed&breakfast di Riccione, l'Europa alberghiera si unisce contro il "tiranno delle commissioni". La battaglia promette scintille e risarcimenti miliardari

 

TRENTO - È scoppiata la più epica battaglia dell'ospitalità europea da quando Napoleone tentò di prenotare una suite all'Elba. Oltre 10.000 strutture ricettive, dal lussuoso hotel a 5 stelle di Montecarlo al modesto albergo "Da Peppe" di Cattolica, hanno alzato le barricate contro Booking.com in una class action che promette di essere più movimentata di una convention di wedding planner ubriachi.

La rivolta ha preso piede dopo la storica sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha dichiarato illegali le famigerate "clausole di parità tariffaria" imposte dalla piattaforma olandese. In parole povere, Booking aveva messo gli albergatori nella posizione di un bambino costretto a dividere equamente la sua merenda con il bullo della classe - solo che il bullo si teneva anche metà del panino.

"È come se McDonald's ti obbligasse a vendere i tuoi hamburger allo stesso prezzo del loro, ma tu dovessi pure pagargli l'affitto della griglia" spiega il professor Armando Tariff, esperto di economia alberghiera dell’Università degli Studi di Trento. "Una situazione kafkiana che ha trasformato gli hotel in vasalli digitali".

Il meccanismo era diabolicamente semplice: gli hotel pagavano commissioni dal 15% al 20% sui ricavi lordi - un salasso che avrebbe fatto impallidire perfino lo sceriffo di Nottingham - e in cambio non potevano offrire prezzi migliori sui propri siti. Era come essere costretti a vendere la propria macchina attraverso un concessionario che si tiene una fetta del ricavato e ti vieta di metterla in vendita nel tuo garage a un prezzo più conveniente.

Davide Cardella, direttore di Asat-Federalberghi in Trentino Alto Adige, ha assunto i toni di un condottiero medievale: "Uniti siamo più forti per recuperare le perdite". La crociata punta a rivendicare nientemeno che il 30% delle commissioni pagate negli ultimi vent’anni - una cifra che, secondo calcoli approssimativi del nostro ufficio studi (composto da un ragioniere in pensione e un gatto particolarmente sveglio), potrebbe sfiorare diversi miliardi di euro.

La notizia della proroga della raccolta adesioni fino al 29 agosto ha scatenato scene di giubilo nei salottini degli hotel europei. "Non vedevamo una partecipazione così entusiasta dal catering del matrimonio dei cugini di secondo grado della principessa di Monaco" commenta la dottoressa Giuseppina Preno, sociologa del turismo presso l’Accademia delle Scienze Ricettive.

L’aspetto più geniale della class action è che gli hotel non rischiano nulla economicamente: pagano solo in caso di vittoria, un po' come quelle pubblicità dei materassi "soddisfatti o rimborsati", ma al contrario. È il sogno di ogni italiano: una battaglia legale gratis con la possibilità di vincere un risarcimento milionario.

Booking.com, dal canto suo, ha mantenuto un silenzio che ricorda quello di un adolescente scoperto a mangiare la Nutella direttamente dal barattolo alle tre di notte. La multinazionale olandese si prepara ora ad affrontare una valanga di carte bollate che potrebbe rendere la burocrazia italiana un modello di efficienza a confronto.

La vera domanda che rimane è: cosa succederà se gli albergatori vinceranno davvero? Forse torneremo ai bei tempi in cui prenotare una vacanza significava telefonare direttamente in hotel, parlare con la signora Maria che gestisce tutto da trent’anni e che ti ricorda ancora quella volta che nel 1987 hai dimenticato l’accappatoio in camera.

La micidiale efficienza del sistema Booking viene descritta dagli albergatori con un misto di ammirazione e orrore. “Sanno che ho cancellato una prenotazione prima che io stesso ne sia al corrente”, confessa un titolare di un hotel sul lago di Como, che preferisce restare anonimo per paura che la sua connessione Wi-Fi venga misteriosamente declassata a “lenta”.

E mentre la class action viene prorogata per accogliere altre migliaia di adesioni (ultimo avviso: possono unirsi anche i B&B che ancora usano il libro degli ospiti in carta e penna), il movimento guadagna slancio.

Fonti vicine alla redazione (cioè, il nostro stagista che ha letto un commento su Facebook) riportano la notizia che un gruppo di albergatori particolarmente determinati sta pensando di lanciare una piattaforma alternativa. Il nome in codice? “PrenotaConNoi.it”. Il motto? “Le stesse camere, le stesse viste, ma con il 100% in più di gesti italiani e lo 0% di algoritmi che giudicano la tua colazione.” Il successo è garantito. Forse. O forse no. Ma almeno, sarà una sconfitta con stile.

La battaglia è appena iniziata, ma una cosa è certa: questa estate, mentre voi prenoterete le vacanze online, da qualche parte in Europa 10.000 albergatori staranno brindando alla libertà tariffaria con un bicchiere di prosecco e un sogno di rivincita nel cassetto.

 

 


Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

 

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