Trump vs i Giudici: La guerra dei dazi finisce a colpi di martelletto
La Corte d'Appello boccia i dazi presidenziali definendoli "un po' troppo creativi". Il Presidente minaccia: "Distruggeranno l'America!" I giuristi: "Forse era meglio chiedere prima al Congresso".
In una decisione che ha fatto tremare le fondamenta del commercio internazionale quanto un terremoto in una cristalleria, la Corte d'Appello federale ha stabilito con un voto di 7 a 4 che Donald Trump ha fatto il furbetto con i poteri presidenziali, imponendo dazi come se stesse distribuendo caramelle ad Halloween - solo che invece di dolcetti ha dato tariffe amare al 50%.
La controversia ruota attorno a quelli che l'amministrazione Trump ha pomposamente ribattezzato "Liberation Day" (il giorno della liberazione) e "trafficking tariffs" (dazi anti-traffico). Un naming che suona come il menù di un ristorante di fast food geopolitico: "Prenda il nostro speciale Liberation Day con contorno di tariffe canadesi e una spruzzata di emergenza nazionale?".
Il Professor Beniamino Tarillo, esperto in Diritto Costituzionale Comparato presso l'Università La Sapienza di Roma, commenta: "È come se Trump avesse scoperto che il potere presidenziale funziona come un coltellino svizzero: teoricamente può fare tutto, ma quando cominci a usarlo per tagliare l'erba del giardino, qualcuno ti fa notare che forse esiste il tagliaerba".
La reazione di Trump non si è fatta attendere. Sul suo social network Truth, il Presidente ha dichiarato che la decisione "distruggerà letteralmente gli Stati Uniti", una affermazione che ha fatto alzare più di un sopracciglio negli uffici del Dipartimento della Drammatizzazione Eccessiva (che, ammettiamolo, dovrebbe essere istituito appositamente).
Il nocciolo della questione è tanto semplice quanto complicato: la Costituzione dice che i dazi li decide il Congresso, ma nel tempo i parlamentari hanno gentilmente prestato questo potere al Presidente. È un po' come prestare la macchina al proprio figlio diciottenne: tecnicamente può guidare, ma quando torna con il paraurti ammaccato e la scusa "era buio e il semaforo non si vedeva bene", ti chiedi se non era meglio accompagnarlo tu.
La Dottoressa Clementina Bilancioni, economista comportamentale del Centro Studi per le Metafore Fiscali, spiega: "I mercati internazionali hanno reagito a questi dazi come un gatto davanti a un aspirapolvere acceso: molta confusione, salti acrobatici e una generale sensazione che qualcosa non vada per il verso giusto".
La strategia di Trump aveva una sua logica contorta: usare i dazi come una sorta di "bacchetta magica commerciale" per costringere i partner internazionali a rinegoziare accordi più favorevoli. Il problema è che, come tutte le bacchette magiche, anche questa aveva la tendenza a trasformare le zucche in carrozze per poi riportarle zucche quando suona la mezzanotte della realtà giuridica.
Il Dipartimento di Giustizia ha avvertito che l'annullamento delle tariffe potrebbe costringere lo Stato a rimborsi "enormi", una prospettiva che fa tremare il Tesoro americano più di una dieta drastica fa tremare una bilancia.
Ora Trump ha tempo fino a metà ottobre per ricorrere alla Corte Suprema, in quello che promette di essere il più epico scontro giudiziario dai tempi di "Davide contro Golia", solo che stavolta Golia ha un team di avvocati e Davide ha un account Twitter molto attivo.
L'avvocato costituzionalista Ermenegildo Sottilezza conclude: "È la classica situazione in cui tutti avevano ragione: Trump aveva ragione che poteva farlo, la Corte ha ragione che non doveva, e il Congresso aveva ragione a stare a guardare mangiando popcorn".
In fin dei conti, questa vicenda ci insegna una lezione fondamentale: anche in politica, come nella vita, è sempre meglio leggere il libretto delle istruzioni prima di premere il pulsante rosso lampeggiante con scritto "EMERGENZA NAZIONALE".
Soprattutto se quel pulsante costa 159 miliardi di dollari.
Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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