Verona sale sul podio… della spesa!
L’inflazione di luglio incorona Verona come l’ottava città più cara d’Italia. I cittadini si consolano con l’idea che almeno il salame costa quanto un biglietto per l’Arena.
Verona, 11 agosto 2025 – Agosto rovente, portafogli bollenti. Secondo i dati ISTAT, Verona si è guadagnata l’ottavo posto nella classifica delle città italiane più care. Un traguardo che, se fosse una gara olimpica, verrebbe celebrato con medaglie di cartone e scontrini d’oro.
I veronesi, noti per il romanticismo e la pazienza nel traffico turistico, ora si ritrovano a corteggiare le offerte del supermercato con più passione di Romeo sotto il balcone. “Ho rinunciato al prosecco per passare al tè freddo del discount” confessa la signora Mirella, pensionata e collezionista di volantini promozionali.
Prezzi in ascesa come il balcone di Giulietta. L’inflazione ha colpito duro, con aumenti che vanno dai generi alimentari ai servizi. Il pane costa quanto un brunch a Milano, e il caffè al bar è diventato un investimento a lungo termine. “Abbiamo notato che molti clienti chiedono di pagare il cappuccino in tre rate” afferma il barista e filosofo urbano, Gino Sbuffoni.
Secondo il professor Ottavio Spreconi, esperto di economia comparata e sudoku, “Verona sta vivendo una fase di transizione economica: da città scaligera a città salassiera. È un fenomeno noto come ‘effetto mozzarella’: più si scioglie il potere d’acquisto, più si allungano le facce”.
Fare la spesa è ormai un’esperienza mistica. I cittadini entrano nei supermercati con la stessa determinazione di Indiana Jones, armati di lista, calcolatrice e speranza. “Ho trovato un pacco di pasta in offerta e ho pianto di gioia” racconta il giovane Marco, studente e aspirante sopravvissuto.
Le famiglie veronesi si sono adattate con creatività: cene a base di aria fritta, aperitivi con acqua del rubinetto aromatizzata al limone, e barbecue con salsicce virtuali scaricate da un’app.
I turisti continuano a scattare foto e mangiare gelati da 5 euro, ignari del fatto che quel cono potrebbe finanziare una piccola biblioteca. I locali, invece, hanno sviluppato una nuova forma di comunicazione: il sospiro prolungato, che esprime tutto, dal disagio economico alla nostalgia per i tempi in cui il caffè costava meno di un francobollo.
In risposta alla crisi, il Comune ha proposto di convertire le statue storiche in distributori automatici di consigli finanziari. “La statua di Dante ora ti suggerisce dove trovare il miglior rapporto qualità-prezzo per il parmigiano” annuncia con entusiasmo l’assessore alla sopravvivenza urbana, Lella Frugoni.
E mentre Verona si stringe la cintura (che ora costa il doppio), i cittadini continuano a sorridere, perché se c’è una cosa che non è ancora tassata… è l’ironia.
Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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