Il Re, il Presidente e il trono di spade
Due Corone e una Verità Scomoda: l’Incontro che ha (Ri)Scritto le Regole del Protocollo Reale
Mentre a Windsor si consumava un incontro storico tra due mondi apparentemente distanti, gli osservatori si chiedono: ma era un vertice diplomatico o la prima puntata di un reality show?
WINDSOR – In un’epoca in cui la politica globale assomiglia sempre più a una maratona di Netflix, ieri pomeriggio il Castello di Windsor ha offerto al mondo uno spettacolo che nemmeno gli sceneggiatori di “The Crown” avrebbero osato immaginare. L’incontro tra Re Carlo III e il Presidente Donald Trump è stato un capolavoro di surreale eleganza, un incrocio tra un tè delle cinque e un comizio in un arena, con tanto di siparietti degni di una commedia shakespeariana.
In tempi in cui la diplomazia si confonde con lo spettacolo e i leader mondiali sono trattati come celebrità, l'incontro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Re Carlo III a Windsor ha raggiunto vette di teatralità mai viste prima. La visita, più che un’occasione per discutere di accordi bilaterali, è stata un’immersione totale in un'atmosfera da kolossal, dove l’antica grandezza della monarchia britannica ha incontrato l’inarrestabile showmanship americano, trasformando il venerabile castello in una sorta di parco tematico per capi di stato.
L'accoglienza, degna di un gladiatore tornato dal Colosseo dopo una vittoria trionfale, ha visto un esercito di truppe in uniforme e cavalli bardati marciare al ritmo di una colonna sonora che, secondo fonti interne al palazzo, comprendeva non solo l’inno reale, ma anche un remix non autorizzato di successi dei Queen e, pare, un paio di marce prese direttamente da un film di fantascienza. “Una coreografia perfetta” ha commentato un portavoce della Casa Reale, "nonostante la sfida di coordinare i ritmi di marcia dei soldati con quelli del passo decisamente unico del Presidente".
L’arrivo di Trump, a bordo di un’auto superlussuosa le cui dimensioni hanno sfidato le leggi della fisica e degli archi Tudor, è stato accolto da uno spiegamento di guardie in uniforme che, per una volta, sono riuscite a mantenere la compostezza senza nemmeno un battito di ciglia. Il Re, in un sobrio completo blu, ha fatto da contraltare al completo del presidente, un capo d’abbigliamento di un blu così intenso e metallico da far concorrenza allo stesso Oceano Atlantico. “È stata una sinfonia di blu”, ha commentato per telefono il Professor Alistair Finchley-Warblington, esperto di cromatismo delle élite e direttore dell’Istituto di Studi sulle Aura del Potere. “Il blu di Sua Maestà parla di tradizione e malinconia. Quello di Trump urla: ‘Sono più ricco del vostro Pil’. È affascinante. È come vedere un pettirosso che duetta con un pavone meccanico”.
Il momento clou della visita è stato il tour delle sale storiche. Secondo indiscrezioni (forse un po’ troppo colorite), alla vista di un ritratto di Enrico VIII, Trump avrebbe chiesto con genuino interesse: “Grande negoziatore. Quante sono state le mogli? Sei? Impressive. Io ho avuto tre First Ladies. Più complicato, credetemi”. La guida reale, si dice, abbia risposto con un silenzio così profondo da essere classificabile come un nuovo stato della materia.
Non sono mancati i momenti di tensione, come quando il presidente ha paragonato le dimensioni del Salone di San Giorgio a quelle della “lobby del mio hotel a Las Vegas, ma forse un po’ più piccola, solo un po’”. Un aiutante della corona, ripreso da una telecamera di sicurezza, è stato visto compiere un leggero ma percettibile spasmo al plesso solare.
Ammassati in un’unica carrozza d’oro, i due leader hanno dato vita a un momento di puro surrealismo. Le immagini li ritraggono mentre si scambiano cenni e risate, in un muto dialogo che ha lasciato gli analisti politici di tutto il mondo a chiedersi se stessero discutendo di diplomazia internazionale o del miglior modo per lucidare la corona. La scena più discussa, tuttavia, è stata quella in cui il Presidente Trump, durante la rassegna delle truppe, ha superato il Re, un piccolo passo in avanti che ha scatenato un'ondata di discussioni sul protocollo. "Un gesto di profonda ammirazione" ha sostenuto il celebre esperto di etichetta Sir Reginald Plumpington-Smythe, "Il Presidente stava semplicemente dando al monarca un assaggio del futuro. In un mondo di appuntamenti e incontri frenetici, precedere l'ospite è il modo più rapido per arrivare al tè delle cinque".
Alcuni vedono in questo incontro un geniale colpo di comunicazione. “È pura genialità postmoderna”, spiega la Dottoressa Beatrice Scribner, sociologa dei media e autrice del saggio “Simulacri e State Visits”. “Carlo III non sta solo ospitando un Capo di Stato. Sta ospitando un archetipo, un personaggio. È come se la Monarchia, sentendo il fiato sul collo dell’irrilevanza, abbia deciso di assorbire e neutralizzare la più grande forza dell’intrattenimento populista attraverso l’arma definitiva: un tè ben preparato. È una mossa di jujitsu geopolitico”.
Il culmine della visita si è raggiunto durante lo scambio dei doni. Sua Maestà ha regalato all’ospite una prima edizione rarissima di un libro di Winston Churchill. Trump, dal canto suo, ha ricambiato con un set di asciugacapelli d’oro massiccio per le scuderie reali (“Per i cavalli. Per avere una criniera magnifica. La migliore”) e una copia autografata del suo ultimo libro, il cui titolo, si sussurra, è “The Art of the Deal… with Kings”.
Le celebrazioni sono culminate con un banchetto di Stato, in cui il menu è stato attentamente studiato per riflettere la “speciale relazione” tra le due nazioni. Tra le portate, una panna cotta al crescione "simbolo della tenuta" e un ballotine di pollo "per la sua indiscussa versatilità", ma il vero capolavoro è stato il dessert. Una "bomba di gelato alla vaniglia", un tributo al gusto americano per il "grande e audace".
Secondo la dottoressa Ilaria Sbadiglio, sociologa del costume e autrice del bestseller 'L'arte dell'accoglienza: istruzioni per un mondo impazzito', il significato dell'evento è molto più profondo di un semplice incontro diplomatico. "Si tratta di un nuovo genere di soft diplomacy" ha spiegato, "basato non su trattati o alleanze, ma sulla pura fascinazione estetica. Re Carlo III sa che l'unico modo per impressionare un pubblico globale è offrire un'esperienza così assurda da diventare una notizia virale. Dopotutto, in un mondo che guarda tutto attraverso un filtro, la realtà più interessante è quella che fa ridere".
Il giorno si è concluso con un siparietto che ha lasciato tutti a bocca aperta. Mentre il Presidente si preparava a partire, ha estratto dalla tasca un cappellino da baseball rosso con la scritta "Make Windsor Great Again" e lo ha posto scherzosamente in testa a una delle guardie reali. Un gesto di affetto, secondo il suo staff, che la guardia ha ricambiato rimanendo immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto e l'espressione di un uomo che ha appena visto il mondo capovolgersi.
L'incontro tra i due non ha solo rafforzato i legami tra le due nazioni, ma ha anche dimostrato che in un'era di incertezza globale, l'umorismo e il paradosso sono gli unici linguaggi che tutti possono capire, e a volte, l'unico modo per affrontare la follia.
Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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