Italia digitale, sovrana (quasi): il DPCM che difende il Paese dagli hacker... ma non dalle password "1234"
Italia digitale, sovrana (quasi): il DPCM che difende il Paese dagli hacker... ma non dalle password "1234"
Un nuovo decreto promette di rendere l’Italia una potenza della cybersicurezza. Intanto, in ufficio pubblico, l’unica difesa efficace resta ancora il post-it giallo sul monitor.
Roma, 20 ottobre 2025 – Con un colpo di penna e un clic (rigorosamente senza antivirus attivo), il governo ha introdotto il nuovo DPCM sulla sovranità tecnologica e cybersicurezza. Un provvedimento che, secondo i comunicati ufficiali, “segna una svolta epocale per la sicurezza digitale del Paese”. Tradotto: d’ora in poi, per comprarsi una stampante, serviranno dodici certificazioni, tre audit, e un corso accelerato di geopolitica quantistica.
Il decreto nasce per rendere l’Italia indipendente dalle tecnologie straniere, rafforzando quella che gli esperti chiamano “autonomia strategica” e i cittadini chiamano “connessione che non cade ogni dieci minuti”. Il ministro per l’Innovazione, intervistato da un giornalista, ha spiegato: “Vogliamo far sì che un hacker, quando proverà a bucare i nostri sistemi, debba chiedersi se vale davvero la pena”. Missione ambiziosa, salvo che molti uffici pubblici proteggono ancora i propri server con la sicurezza più antica del mondo: la porta chiusa a chiave.
Secondo i tecnici, l’Italia dovrà rivedere tutti gli acquisti tecnologici strategici. Sì, anche il router del Comune. Ogni fornitore dovrà dimostrare non solo che il prodotto è sicuro, ma anche che è “orgogliosamente europeo”. Un consulente di cybersicurezza, il professor Arduino Firewall, ha commentato: “È un passo avanti per la nazione e un passo indietro per chi sperava di capire cosa significhi ‘perimetro cibernetico’ entro il 2030”.
Il decreto entusiasma le imprese nazionali, che si sentono finalmente valorizzate. “È la nostra occasione di competere con i colossi stranieri!” annunciano. Poi scoprono che serve il bollino Ciberneticamente Conforme™, rilasciato solo previa analisi in triplice copia. In compenso, le startup italiane della sicurezza hanno già proposto un’idea geniale: un’app che invia notifiche ogni volta che arriva un nuovo obbligo burocratico (cioè ogni cinque minuti).
Le pubbliche amministrazioni, invece, oscillano tra entusiasmo e panico. “Finalmente una svolta!” dicono alcuni dirigenti, mentre cercano su Google “come configurare un firewall senza bruciare la stampante multifunzione”. Non tutti sono convinti che la transizione sarà indolore. Il sindacato dei tecnici informatici ha chiesto un bonus pazienza e la possibilità di lavorare con la testa infilata nel modem per solidarietà tecnologica.
Ma la vera sfida, secondo gli osservatori, sarà culturale. “Gli italiani devono capire che la sicurezza digitale non è un antivirus in offerta al supermercato”, avverte un esperto Cibernetico dell’ONU, Lucia Bittoni. “Serve consapevolezza, formazione e, se possibile, ricordarsi la password del portale INPS”.
Il cambiamento non sarà immediato, ma promette di essere drastico. Alcuni ministeri hanno già annunciato la creazione di “Unità di Difesa Digitale” composte da giovani esperti e da un impiegato con esperienza nel settore fotocopie. Altri si stanno attrezzando per installare password più complesse, come “Italia2026!”, che – dicono – “nessun hacker sospetterebbe mai”.
In tutto questo fervore, resta solo una domanda: chi difenderà i cittadini dai moduli digitali della pubblica amministrazione, che si autodistruggono dopo tre tentativi di login errati?. Forse il vero segreto della sovranità tecnologica è semplice: rendere i sistemi così complessi che neppure gli hacker, dopo un’ora, avranno più voglia di entrare.
Secondo indiscrezioni, il governo starebbe già pianificando una nuova fase del piano: l’introduzione della figura del “Responsabile dell’Umore Digitale”, incaricato di calmare i cittadini ogni volta che il portale SPID si blocca. La missione? Difendere la serenità nazionale, un bit alla volta.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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