Italia promossa in “Serie A” dal rating DBRS: la Nazionale del PIL festeggia con un +0,5%
Dopo anni di retrocessioni economiche, l’Italia torna a emozionare gli investitori. Il Ministro dell’Economia promette: “Quest’anno puntiamo alla Champions del bilancio pubblico, anche senza centravanti”.
Roma, 18 ottobre 2025 – È ufficiale: l’Agenzia canadese DBRS ha alzato il rating dell’Italia da “BBB (high)” a “A (low)”. In pratica, il Paese entra nel gotha dei “Promossi con riserva”, dove si può respirare un’aria quasi svizzera ma con la burocrazia di sempre. “È il frutto del lavoro costante di questi tre anni”, ha commentato con soddisfazione il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre alle sue spalle un funzionario sabbiava lo spumante del Tesoro da un file Excel.
Nel frattempo, i mercati hanno reagito con entusiasmo moderato: l’indice di fiducia degli investitori è salito a “Vediamo come va”, mentre quello dei cittadini si è attestato su “Bella notizia, ma quando si sente?”.
Secondo DBRS, l’Italia si distingue per “maggiore stabilità politica e credibilità nei piani di bilancio”, un modo elegante per dire che il Governo non è ancora caduto e che Excel, per ora, tiene. Il documento elogia anche la “riduzione delle vulnerabilità bancarie”. Tradotto: le banche hanno smesso di tremare ogni volta che sentono la parola “spread”.
Per celebrare il risultato, Palazzo Chigi ha convocato una conferenza stampa in stile sportivo, con la Premier Meloni che ha dichiarato: “Siamo tornati in Serie A! Ora ci concentreremo sul campionato europeo del debito pubblico”. Un giornalista ha chiesto se l’aumento del rating comporterà anche un aumento dei salari. La risposta è stata rinviata a una conferenza futura, in data da destinarsi e soggetta ad approvazione della Ragioneria di Stato.
L’economista Carlo Ottimisti, docente di “Euforia macro controllata” all’Università di Torino, ha spiegato: “Il passaggio da BBB ad A low è simbolico. È come passare da un 6 stiracchiato a un 6+: non cambi vita, ma puoi finalmente guardare la Germania senza sentirti in colpa”.
Anche il professor Enzo Largaspesa, esperto di finanza creativa e cappuccini al Ministero, ha commentato: “Siamo un Paese solido: il debito non si muove di un punto, ma almeno non lo fa con entusiasmo”.
Nei bar, epicentri dell’analisi geopolitica nazionale, la promozione ha scatenato un dibattito acceso. “Io comunque voto solo le agenzie che ci mettono AA, come le batterie”, ha detto un pensionato di Viterbo.
Sui social, invece, si moltiplicano i meme: la penisola con la maglia numero 10 del rating mondiale, Giorgetti in versione allenatore motivazionale e l’economia italiana rappresentata come un criceto che corre su una ruota tricolore.
Nel frattempo, il governo si prepara alla prossima sfida: mantenere il voto alto senza scivolare di nuovo in zona retrocessione economica. L’obiettivo? Arrivare a “A (vero)” entro il 2030, “magari con un piano industriale e due settimane senza crisi di governo”, come ha suggerito lo stratega indipendente Ezio Consuntivo.
In chiusura di conferenza, un portavoce del Tesoro ha assicurato che “l’Italia continuerà con disciplina fiscale e ottimismo”. Poi, mentre spegneva le luci della sala, ha sussurrato: “Chissà se domani DBRS ci manda una figurina Panini per il trofeo della credibilità?”.
E mentre le agenzie internazionali applaudono, gli italiani restano divisi tra orgoglio e pragmatismo. Ma almeno, per un giorno, possiamo tutti dirlo: il debito pubblico è ancora mostruoso, sì — ma con tanto stile.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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