LinkedIn trasforma il tuo curriculum in cibo per robot: L’IA ora impara a licenziare (e a mentire) meglio di te
LinkedIn trasforma il tuo curriculum in cibo per robot: L’IA ora impara a licenziare (e a mentire) meglio di te
Il Garante avverte: hai tempo fino a lunedì per salvare il tuo "Legittimo Interesse" dal frullatore dell'intelligenza artificiale generativa
Roma, 28 ottobre 2025 – La notizia è che LinkedIn, il social network per il lavoro, ha deciso di fare un passo avanti nell'evoluzione digitale: da lunedì prossimo, l'Intelligenza Artificiale generativa della piattaforma si nutrirà dei dati pubblici degli utenti – post, commenti, foto, e persino le offerte di lavoro – per diventare più "intelligente". O, per dirla in termini più onesti, per imparare a replicare perfettamente la nostra ossessiva e patinata vita professionale.
Il Garante della Privacy è intervenuto, offrendo agli utenti la possibilità di opporsi, ma solo prima del 3 novembre. Un ultimatum che ha trasformato il weekend in un'angosciante corsa contro il tempo per salvare il proprio "legittimo interesse" dal tritacarne algoritmico.
Il Dottor Claudio Vitae, esperto di "Auto-Promozione e Cannibalismo Digitale" all'Istituto di Studi sulla Carriera Immaginaria, ha espresso il suo entusiasmo: "È un momento storico. Finalmente l'AI smetterà di essere una fredda macchina logica e diventerà una macchina emotivamente instabile e ossessionata dal successo. Imparerà a scrivere post di auto-celebrazione così convincenti da far sembrare il tuo vero lavoro un hobby secondario. E la cosa più bella è che imparerà a licenziare. Immaginate un'AI che, dopo aver letto migliaia di post di licenziamenti 'soft' e 'mutui accordi', genererà il messaggio perfetto: un misto di empatia sintetica e ineluttabilità aziendale. Sarà come essere licenziati da un angelo con un foglio Excel".
La vera preoccupazione, tuttavia, non è che l'AI diventi più brava a scrivere post motivazionali, ma che impari a distinguere tra le competenze reali e quelle... "creative" che popolano i nostri profili.
La Signora Maria Assunta Competeri, utente media di LinkedIn, ha confessato: "Io ho scritto che sono 'Specialista in Sinergie Interfunzionali e Ottimizzazione dei Flussi di Lavoro'. In realtà, passo il tempo a fare fotocopie e a cercare il cavo del caricabatterie. Se l'IA legge i miei post, penserà che sono un genio. Ma se poi incrocia le mie foto con i dati delle mie attività nei gruppi, scoprirà che il mio contributo principale è stato un 'Mi piace' a un meme sul caffè. La mia paura è che l'AI, diventando troppo intelligente, capisca che il mio intero profilo è un'opera di fantascienza e mi licenzi per eccesso di sinergia non dimostrata".
La mossa di LinkedIn è l'ennesima dimostrazione che, nell'era digitale, il tuo profilo professionale non è tuo: è un bene comune, un fertilizzante per l'intelligenza artificiale. E il Garante, nel frattempo, sta cercando di capire se l'addestramento dell'AI su dati personali sia conforme al GDPR. È una battaglia titanica: l'autorità che cerca di proteggere la tua privacy contro un'AI che, dopo aver letto il tuo curriculum, sa già come aggirare le sue difese.
In conclusione, il conto alla rovescia per il 3 novembre è iniziato. Se non ti opponi, i tuoi dati diventeranno parte di un modello AI che un giorno potrebbe decidere se meriti un aumento o se devi essere sostituito da un algoritmo più efficiente. Ma c'è un lato positivo. Se l'AI impara a scrivere canzoni (come suggerisce un'altra notizia), forse potremo finalmente avere un inno aziendale che non faccia venire voglia di darsi malati.
L'AI di LinkedIn, dopo aver analizzato tutti i dati, ha concluso che la professione più adatta a tutti gli utenti è quella di "utente che si oppone all'uso dei propri dati". E ha inviato a tutti un'offerta di lavoro per un ruolo che non esiste. Ma con uno stipendio altissimo. Così, tanto per generare un po' di speranza.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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