Meloni sfida il Green Deal: “Neutralità tecnologica per tutti, anche per le stufe a pellet”
Al Consiglio europeo la premier rilancia un approccio “meno ideologico e più pragmatico” alla transizione ecologica. Bruxelles applaude confusa, Greta sospira, l’Italia prepara l’ennesima task force di buone intenzioni.
Bruxelles, 23 ottobre 2025. Mentre i leader europei discutono di cambiamento climatico e strategie verdi, l’Italia arriva al tavolo con un’idea che più italica non si può: “pragmatismo”. O, per dirla con Giorgia Meloni, “neutralità tecnologica”, espressione elegante che in pratica significa “ognuno salvi il pianeta come preferisce, purché resti in circolazione almeno un SUV e un cappuccino vero al bar dell’autogrill”.
La premier apre il suo intervento con tono deciso: “Basta ideologie! L’unica cosa verde che vogliamo è il pesto, non il fanatismo ecologista”. Un applauso cortese riempie la sala. Da dietro le quinte, un traduttore automatico inceppa sull’espressione “neutralità tecnologica” e la traduce in tedesco come “assenza totale di direzione”. Non è del tutto sbagliato.
La proposta di Roma è chiara: meno vincoli, più libertà alle industrie, più flessibilità nella riduzione delle emissioni e, se possibile, più condizionatori accesi d’inverno “per motivi climatici”. L’obiettivo, dicono fonti di Palazzo Chigi, è “salvaguardare la competitività”, termine che nella grammatica politica italiana significa “non fare brutta figura finché si può”.
In prima fila, i delegati europei ascoltano con un misto di curiosità e panico. Ursula von der Leyen annuisce diplomaticamente, mentre un funzionario olandese scarica di nascosto un’app per calcolare quanto metano c’è in una metafora.
L’Italia insiste: non serve abolire le fonti fossili, basta renderle “emotivamente sostenibili”. Così nasce l’idea di certificare le centrali a carbone come “impianti della memoria”, al pari dei musei industriali. Un successone comunicativo.
Il ministro della Transizione Ecologica – ribattezzato scherzosamente “Ministero del Giusto Mezzo” – illustra i nuovi progetti: pannelli solari sulle pecore (“per combattere la dispersione energetica ovina”) e incentivi per chi trasporta il monopattino elettrico in auto “almeno due volte a settimana”.
Gli ambientalisti si agitano. In conferenza stampa, la climatologa Gaia Pannolini commenta amaramente: “Questa neutralità tecnologica è come il tiramisù light: l’idea è buona, ma dopo tre cucchiai ti rendi conto che è finta”.
Nel frattempo, i produttori di automobili applaudono, vedendo nel nuovo corso una chance di rinascita. “Finalmente possiamo costruire ibridi con il freno fiscale integrato”, dichiara un portavoce, “e magari rinominare il diesel ‘biodiesel emozionale’ per entrare nei bandi europei”.
La delegazione italiana conclude il vertice con un tweet trionfale: “L’Italia fa scuola nel mondo”. Bruxelles aggiunge mentalmente: “sì, ma serale”.
C’è però anche chi intravede una filosofia più profonda dietro il pragmatismo tricolore: una visione del mondo in cui il progresso cammina con calma, si ferma a prendere un caffè e, se serve, riparte a bordo di un pandino 4x4.
Alla chiusura dei lavori, un tecnico si accorge che la luce del palco è improvvisamente andata via. Momenti di caos, finché un funzionario italiano, sorridendo, esclama: “Niente paura, è solo un blackout… sostenibile!”.
E così l’Italia, tra parole d’amore per la tecnologia e nostalgia per le ciminiere, trova davvero la sua neutralità: metà nel buio, metà nella luce del giorno che fu.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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