Riforma Giustizia: Via libera alla separazione delle carriere, Ora i Magistrati avranno il loro "armadio della toga"
Il Senato approva la riforma che trasforma giudici e PM in due specie distinte: L’uno a caccia, l’altro a sentenza. E la giustizia? si adatterà.
Roma, 30 ottobre 2025 – La tanto attesa e dibattuta riforma della Giustizia, con la storica separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici Ministeri, ha ricevuto il via libera definitivo dal Senato. La notizia ha scatenato un'ondata di festeggiamenti a destra, con Forza Italia che ha dedicato l'evento alla memoria del Cavaliere, e un'ondata di profonda preoccupazione in ambienti giudiziari. Ma al di là delle polemiche politiche, la vera domanda è: cosa significa, in pratica, separare le carriere?.
Secondo il Professor Arturo Diritto, docente di "Giurisprudenza del Sentimento e Logica del Potere" all'Università del Piemonte Orientale, la riforma è un passo avanti verso la specializzazione del magistrato: "È un po' come separare i ruoli in una squadra di calcio. Il PM è l'attaccante, quello che corre, indaga, cerca il gol. Il Giudice è il portiere, quello che sta fermo, osserva e, si spera, para il tiro. Prima, lo stesso giocatore poteva fare l'attaccante in una partita e il portiere in quella successiva. Questo creava confusione, schizofrenia, e, diciamocelo, qualche autogol di troppo. Ora, con la separazione, avremo due categorie ben distinte, con due spogliatoi separati, due bar separati e, probabilmente, due tipi di caffè diversi in mensa".
La mossa, celebrata come una "vittoria di mio padre" da Marina Berlusconi, è stata vista da molti come un tentativo di bilanciare il potere della magistratura. Ma per i magistrati, la separazione è un trauma esistenziale.
Il Dottor Giudizio Salvo, un Pubblico Ministero con una carriera ventennale alle spalle, ha espresso il suo dramma interiore: "Per anni, ho potuto indossare la toga del PM, l'investigatore, il cacciatore. E poi, con un semplice cambio di ruolo, potevo indossare la toga del Giudice, l'imparziale, il saggio. Era come avere un armadio magico. Ora, mi costringono a scegliere. È come chiedere a un attore di scegliere tra Amleto e Re Lear. Posso essere solo il 'cattivo' o solo il 'buono'. E la cosa peggiore è che ora dovremo imparare a guardarci con sospetto. Il Giudice mi guarderà e penserà: 'Questo ex collega sta cercando di fregarmi'. E io lo guarderò e penserò: 'Questo ex collega non capisce niente di indagini'. Sarà un dialogo tra sordi, ma costituzionalmente corretto".
La satira della situazione risiede nell'eccessiva enfasi sulla forma, che rischia di oscurare la sostanza. La giustizia, in Italia, è come un'orchestra. Non importa se i violinisti e i trombettieri hanno carriere separate, se poi l'orchestra suona male.
La Signora Gisella Lenta, una cittadina che aspetta una sentenza da dieci anni, ha commentato con rassegnazione: "A me non interessa se il PM e il Giudice hanno carriere separate o se sono fratelli siamesi. A me interessa che la giustizia funzioni. È come se fossi in un ristorante e mi dicessero che il cuoco e il cameriere hanno carriere separate. Bene, ma il mio piatto è arrivato freddo. E in ritardo. E con un capello dentro. La separazione delle carriere è un lusso che ci si può permettere solo quando il sistema funziona. Altrimenti, è solo un modo elegante per dire che il cuoco e il cameriere si odiano, ma il cibo fa schifo lo stesso".
In conclusione, la riforma è passata. Ora i magistrati avranno due percorsi distinti, due carriere separate, e due armadi per le loro toghe. Ma la vera sfida non è separare, ma unire le forze per rendere la giustizia più veloce ed efficiente.
Il giorno dopo l'approvazione, è stato scoperto che il sistema informatico del Ministero della Giustizia non è in grado di gestire la separazione delle carriere. E così, per i prossimi dieci anni, Giudici e PM continueranno a scambiarsi i ruoli, ma con un'etichetta sulla toga che dice: "Sono un Giudice, ma potrei essere un PM. O viceversa. Dipende dal giorno." E la giustizia, ancora una volta, si è adattata.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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