Italia ferma per sciopero generale, ma il Paese scopre di non accorgersene: “Era già tutto bloccato”
Trasporti in tilt, scuole chiuse, sanità rallentata: lo sciopero nazionale scuote la Penisola, che però era in modalità “buffering” da anni. Sindacati, governo ed esperti si interrogano: se un Paese si ferma, ma era già fermo, è comunque protesta?
Roma, 12 dicembre 2025 - Nella giornata di sciopero generale che attraversa l’Italia, dal Nord al Sud, il Paese si è ufficialmente fermato per protesta contro la legge di Bilancio, le politiche su pensioni, sanità e lavoro, oltre alla corsa agli armamenti e al tetto del contante in rialzo. Ufficialmente, almeno. Perché milioni di cittadini, bloccati tra un autobus che non passa, una visita medica rimandata e una busta paga perennemente in ritardo, hanno confessato di non aver notato una grande differenza rispetto a un qualsiasi venerdì qualunque.
Secondo i sindacati, la manovra punta verso più spese militari mentre i servizi essenziali arrancano, come un vecchio modem 56k costretto a reggere una videoconferenza in 4K. “È come se lo Stato avesse deciso di comprare un’astronave nuova di zecca, ma lasciando il pronto soccorso con le sedie di plastica anni ’80”, ha spiegato il professor Goffredo Tendenzi, esperto di “economia domestica applicata al carrello della spesa”.
Lo sciopero ha coinvolto trasporti, scuola, sanità e molte fabbriche, generando disagi e rallentamenti un po’ ovunque. “Non sapevo ci fosse lo sciopero, pensavo fosse il solito venerdì emotivo del trasporto pubblico”, ha dichiarato la pendolare Silvia Bufferi, in attesa da 40 minuti di un treno che l’app indicava “in arrivo”, probabilmente dal 2019.
Al centro della protesta ci sono anche le pensioni, con i lavoratori che continuano a scoprire di poter andare in pensione “più tardi, e con meno”, un format ormai consolidato come le repliche estive dei programmi invernali. “In futuro la pensione sarà un’esperienza immersiva in realtà aumentata: la vedrai, la toccherai con mano, ma non sarà tua”, ha rassicurato il futurista di fantasia Ermenegildo Previdenzi, autore del best seller “Andare in pensione nel 2099: guida illustrata per ottimisti”.
La sanità pubblica è un altro pilastro della protesta, con l’annuncio di una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare a tutela del servizio nazionale. “Gli italiani oggi aspettano mesi per una visita, ma per pagare una visita privata bastano pochi secondi: è la famosa digitalizzazione del Paese”, ha spiegato la dottoressa Livia Tempini, specialista in file infinite e sedie scomode.
Sul fronte fiscale, molti lavoratori contestano una tassazione percepita come più pesante su stipendi e pensioni rispetto a profitti e rendite finanziarie. “In Italia le tasse seguono un principio chiaro: più ti alzi presto la mattina, più il fisco ti dà del tu”, ha commentato il sociologo Rodolfo Contributi, docente di “Sociologia della busta paga incomprensibile”.
Lo sciopero, nelle intenzioni, vuole costringere il governo ad aprire un tavolo “vero” su pensioni, sanità e politiche sociali, mentre in parallelo si discute anche della manovra economica e dei maxi-emendamenti correttivi che spuntano come funghi a fine stagione. “Il tavolo c’è, è solido, robusto: il problema è che tutti si siedono, ma nessuno tira fuori il portafoglio”, ha osservato il politologo Ubaldo Tavolini, esperto di arredi istituzionali.
Intanto, tra chi protesta in piazza e chi resta a casa, serpeggia un sentimento misto di stanchezza e speranza: i cittadini chiedono più lavoro dignitoso, meno disuguaglianze e la sensazione di non essere solo una voce in un sondaggio o una percentuale in un indice di fiducia. “Quando leggo che l’ottimismo ‘migliora ma resta negativo’ mi sento come quando la bilancia dice che ho perso peso… ma solo rispetto alle feste di Natale”, ha confidato Marina Medistati, cittadina e campionessa di scontrini conservati.
E così l’Italia, in questo giorno di stop, scopre paradossalmente di essere più in movimento che mai: tra manifestazioni, dichiarazioni, analisi, interviste e promesse di futuri tavoli, il Paese sembra correre senza sapere se stia andando avanti o solo girando in tondo. “Siamo come un tapis roulant in palestra: sudiamo tantissimo, ma restiamo fermi nello stesso punto”, ha sintetizzato il coach motivazionale Domenico Progresino.
Alla fine della giornata, dopo ore di talk show, grafici, collegamenti in diretta e hashtag indignati, il risultato è chiaro. Lo sciopero generale ha davvero unito il Paese, almeno su un punto fondamentale: tutti, da governo a sindacati, da pendolari a esperti da salotto, concordano che la situazione è “complessa”. E in un’Italia abituata a litigare su tutto, forse è già un cambiamento rivoluzionario… in attesa del prossimo sciopero per chiedere spiegazioni sulla parola “complessa”.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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