Le partecipate statali trainano l'economia: Il 14% del PIL è frutto di "aziende di famiglia"
Il successo del modello "Mamma Stato": Se funziona, è merito nostro. Se non funziona, è colpa del mercato.
Roma, 18 dicembre 2025 – Un nuovo rapporto ha rivelato che le partecipate statali rappresentano il 14% del Prodotto Interno Lordo italiano, superando i 312 miliardi di fatturato. La notizia è stata accolta con un misto di orgoglio nazionale e di sollievo burocratico: finalmente, l'Italia ha trovato la sua formula magica per la crescita, ovvero fare da sé, con i soldi di tutti.
Dopo decenni di sermoni sulla privatizzazione, la liberalizzazione e l'efficienza del mercato, l'Italia scopre che il suo vero motore economico è la "Mamma Stato S.p.A.".
Il Professor Alvise Zero, docente emerito di "Antropologia del Silicio e Filosofia del Lavoro Obsoleto" (che ora si occupa anche di "Economia del Paternalismo Statale") all'Università di Firenze, ha commentato con un'analisi degna di un algoritmo: "Il dato è chiaro: l'Italia è un'enorme azienda di famiglia, dove il capofamiglia è lo Stato. Il 14% del PIL non è un successo economico, è un successo psicologico. Dimostra che l'italiano medio si fida solo di ciò che è di casa, anche se casa significa un'entità mastodontica, inefficiente e indebitata. È il trionfo del modello 'se non lo faccio io, chi lo fa?'. E il bello è che, se le partecipate statali vanno bene, è merito della visione strategica del governo. Se vanno male, è colpa della congiuntura internazionale o, peggio, della burocrazia ereditata".
L'aspetto più comico è la natura delle partecipate statali. Non sono solo aziende, sono istituzioni sociali. Sono il luogo dove il cugino del politico trova un posto, dove la pensione è garantita e dove il concetto di "efficienza" è un optional, non un requisito. Sono il cuscinetto sociale che assorbe gli urti del mercato, trasformando i fallimenti in piani di riorganizzazione strategica finanziati con i soldi dei contribuenti.
La metafora più calzante è che l'economia italiana è come un'orchestra sinfonica, dove il 14% dei musicisti suona strumenti a percussione, facendo un rumore assordante, ma garantendo che il ritmo sia sempre lo stesso: lento, costante e inesorabilmente pubblico.
La vera preoccupazione, ovviamente, è che questo successo sia un'illusione ottica. Il 14% del PIL è un dato impressionante, ma nasconde il fatto che il restante 86% del PIL è costretto a competere con un gigante che non gioca con le stesse regole. È come se in una gara di Formula 1, una macchina avesse un motore finanziato da tutti gli spettatori.
Il Dottor Davide Partecipati, che ha trovato un posto come consulente esterno per una partecipata statale (ovviamente), ha espresso il suo cinismo: "Il segreto delle partecipate statali è che non devono fare profitto, devono fare politica. Devono creare consenso, distribuire posti di lavoro e garantire che il sistema non collassi. Il loro vero prodotto non è l'energia, i trasporti o le comunicazioni, ma la stabilità sociale. E la stabilità sociale, in Italia, vale molto più del PIL. Il 14% è solo la punta dell'iceberg. Il vero valore è l'86% di italiani che dormono sonni tranquilli sapendo che, in caso di bisogno, c'è sempre Mamma Stato".
In conclusione, l'Italia ha riscoperto il suo amore per il "pubblico". E il pubblico, in cambio, ha riscoperto il suo amore per la "sicurezza".
Si è scoperto che il rapporto che celebrava il successo delle partecipate statali è stato commissionato e finanziato da una partecipata statale. E il 14% del PIL è stato calcolato includendo nel fatturato anche il costo del rapporto stesso. E così, l'Italia ha dimostrato che l'unica cosa che non può essere privatizzata è la nostra capacità di creare un loop infinito di auto-celebrazione finanziata con i soldi pubblici. E che il vero motore dell'economia italiana è la circolarità del denaro pubblico.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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