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Sanità, specializzandi in fuga: scoperto il vero motivo del "buco" da 40 milioni

 


SANITÀ, SPECIALIZZANDI IN FUGA: SCOPERTO IL VERO MOTIVO DEL "BUCO" DA 40 MILIONI

 

Mentre i giovani medici scappano all'estero, il Sistema Sanitario Nazionale lancia un appello disperato: "Tornateeee!"

 

Roma, 5 dicembre 2025 - È ufficiale: i medici specializzandi italiani stanno abbandonando il Paese più velocemente di quanto i passeggeri abbandonino un vagone della metro in agosto senza aria condizionata. Secondo i dati pubblicati oggi da Il Fatto Quotidiano, la fuga dei camici bianchi costa al Sistema Sanitario Nazionale la modica cifra di 40 milioni di euro all'anno. Una somma che, per dare un'idea, potrebbe comprare circa 800 mila confezioni di paracetamolo, ovvero la quantità necessaria per curare il mal di testa che questa notizia provoca ai cittadini italiani.

Il fenomeno, ribattezzato dagli esperti "Grande Migrazione Ippocratica", sta assumendo proporzioni epiche. I giovani medici, dopo aver completato anni di studi massacranti, tirocini non retribuiti e turni da 36 ore consecutive che farebbero impallidire un pilota di Formula 1, decidono improvvisamente che forse lavorare in Germania, Svizzera o Regno Unito - dove vengono pagati il triplo e trattati come esseri umani - non è poi una cattiva idea.

"Non capiamo proprio cosa sia andato storto", ha dichiarato il professor Ermenegildo Pasticca, direttore dell'Istituto Nazionale per lo Studio delle Ovvietà Mediche. "Abbiamo offerto loro tutto: stipendi da fame, turni infiniti, responsabilità enormi, burocrazia kafkiana e la possibilità di lavorare in ospedali dove l'attrezzatura più moderna risale al governo Craxi. Eppure scappano! È inspiegabile".

Secondo le ricostruzioni, il momento esatto in cui uno specializzando decide di emigrare coincide generalmente con il primo stipendio, quando scopre che guadagna meno di un barista part-time e che il mutuo per una casa rimarrà un miraggio almeno fino alla pensione. "Ho fatto i conti", racconta la dottoressa Giulia Bisturi, 29 anni, in procinto di trasferirsi a Monaco di Baviera. "Con quello che guadagno qui, potrei permettermi un monolocale in periferia tra circa 47 anni. In Germania, invece, dopo tre mesi di lavoro mi sono già comprata una macchina che non perde olio. È stata una scelta difficile".

Il Ministero della Salute, nel frattempo, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione dal titolo eloquente: "Resta in Italia, abbiamo bisogno di te (ma non abbastanza da pagarti decentemente)". L'iniziativa prevede manifesti emozionali con immagini di nonne sorridenti e bambini che giocano, accompagnati dallo slogan: "La gratitudine dei pazienti non paga l'affitto, ma scalda il cuore". Primi risultati: zero medici convinti a restare, ma un aumento del 300% delle richieste di informazioni sui voli low-cost per Zurigo.

La dottoressa Amelia Garza, esperta di Economia Sanitaria Applicata alla Disperazione, ha elaborato una teoria rivoluzionaria: "Abbiamo scoperto che i medici, contrariamente a quanto si pensava, hanno bisogno di mangiare, pagare le bollette e occasionalmente concedersi un caffè al bar. Chi l'avrebbe mai detto? Questa scoperta potrebbe cambiare tutto".

Nel frattempo, le Regioni hanno proposto soluzioni creative al problema. La Lombardia ha suggerito di sostituire i medici fuggiti con ologrammi, mentre la Campania ha proposto di convincere i pensionati a tornare in corsia promettendo loro "l'emozione di rivivere i bei tempi andati". Il Veneto, sempre pragmatico, ha invece lanciato l'idea di formare medici-robot, salvo poi scoprire che anche i robot, una volta programmati con l'intelligenza artificiale, preferirebbero lavorare all'estero.

Gli ospedali italiani stanno cercando di adattarsi alla nuova realtà. Al Policlinico di Milano è stato introdotto il "turno fantasma", dove i pazienti vengono visitati da medici che esistono solo sulla carta ma che, secondo i dirigenti, "hanno un'ottima reputazione". A Roma, invece, si sta sperimentando il sistema della "visita a distanza temporale", dove il paziente prenota oggi per essere visitato nel 2028, sperando che nel frattempo qualche medico decida miracolosamente di restare in Italia.

Il dottor Fausto Cerotto, presidente dell'Associazione Giovani Medici Disillusi, ha commentato con amarezza: "Ci hanno sempre detto che fare il medico è una missione. E infatti è diventata una missione impossibile: impossibile trovare un appartamento, impossibile mettere su famiglia, impossibile non ridere quando ti dicono che 'l'esperienza è il vero stipendio'. L'unica cosa possibile è prendere un aereo e non voltarsi indietro."

Il governo, pressato dall'emergenza, sta valutando misure drastiche. Tra le proposte sul tavolo: vietare ai medici di guardare le offerte di lavoro estere, rendere obbligatorio un corso di "Patriottismo Sanitario Avanzato" e, come extrema ratio, promettere aumenti salariali che arriveranno "sicuramente, forse, un giorno, chissà".

Ma c'è chi vede il bicchiere mezzo pieno. Il professor Pasticca conclude con ottimismo: "Guardiamo il lato positivo: con tutti questi medici che se ne vanno, finalmente ci sarà più spazio nei parcheggi degli ospedali. E poi, chi ha bisogno di dottori quando abbiamo Google? Basta cercare 'sintomi mal di pancia' e in tre click scopri di avere una malattia tropicale rarissima. Efficienza pura!".

Mentre il dibattito infuria, i voli per Berlino, Londra e Zurigo continuano a essere pieni di camici bianchi con valigie e sogni di uno stipendio dignitoso. E il Sistema Sanitario Nazionale? Continua a perdere pezzi, proprio come quegli ospedali dove l'intonaco cade dal soffitto. Ma almeno l'intonaco, a differenza dei medici, non ha ancora imparato a compilare il modulo per il trasferimento all'estero.

 

 

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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

 

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