Scoperto il segreto della produttività italiana: Lavorare di più producendo di meno
L'Istat conferma il miracolo: l'occupazione cresce dell'1,3% mentre il PIL arranca allo 0,5%
In quello che potrebbe essere definito il più grande enigma economico del secolo, l'Italia ha compiuto l'impossibile: assumere più persone pur rallentando la produzione. Secondo gli ultimi dati Istat, l'occupazione crescerà dell'1,3% nel 2025 mentre il PIL si accontenterà di un misero 0,5%. Un fenomeno che ha lasciato perplessi economisti di tutto il mondo e che sta facendo la gioia degli autori di manuali di economia, costretti a riscrivere interi capitoli.
"È come se un ristorante assumesse dieci nuovi cuochi ma decidesse di preparare meno piatti", spiega il Professor Ermenegildo Paradossi, docente di Economia Controfattuale presso l'Università di Palermo. "Teoricamente dovrebbe essere impossibile, ma l'Italia ha sempre avuto un talento speciale per sfidare le leggi della fisica economica".
Il fenomeno, ribattezzato dagli esperti come "la moltiplicazione dei pani e dei contratti", ha suscitato interesse anche oltre confine. La Germania ha inviato una delegazione di osservatori per capire come sia possibile creare posti di lavoro senza aumentare proporzionalmente la ricchezza nazionale. "È affascinante", ha commentato un perplesso economista tedesco, "da noi quando assumiamo qualcuno ci aspettiamo che produca qualcosa. Evidentemente qui funziona diversamente".
L'Istat ha fornito anche altri dati confortanti: la domanda interna sostiene la crescita con un contributo di 1,1 punti percentuali, mentre la domanda estera netta fa il suo dovere portando un contributo negativo di -0,6 punti. "In pratica", spiega il Professor Paradossi, "stiamo comprando sempre più cose che non produciamo, assumendo sempre più persone che non aumentano la produzione. È un equilibrio perfetto che definirei... artistico".
Ma come è possibile tutto questo? Secondo alcuni analisti, il segreto starebbe nell'applicazione letterale del motto "lavorare con calma". Se prima servivano due persone per fare un lavoro in un giorno, ora ne servono tre per farlo in due giorni. Il risultato? Più occupati, stesso output, e una crescita economica che procede con la velocità di una lumaca in pensione.
Il tasso di disoccupazione, intanto, è previsto scendere al 6,2% nel 2025 e al 6,1% nel 2026. Un successo straordinario se si considera che il PIL crescerà appena dello 0,8% nel 2026. "Abbiamo scoperto che si può avere piena occupazione anche producendo poco", esulta un portavoce governativo. "Basta essere creativi nella distribuzione dei compiti. Perché avere un addetto alle fotocopie quando puoi averne tre, ciascuno specializzato in formato A4, A3 e fronte-retro?".
Gli investimenti, fortunatamente, cresceranno del 2,8% nel 2025, trainati dal completamento delle opere del PNRR. "Finalmente useremo quei soldi europei", commenta un funzionario ministeriale. "Certo, ci serviranno più persone per gestire meno progetti, ma ormai è il nostro marchio di fabbrica".
Mentre il resto d'Europa si interroga su come aumentare la produttività, l'Italia ha trovato la sua strada: più mani sul ponte, anche se la nave procede a velocità ridotta. E chi siamo noi per giudicare? Dopotutto, l'importante non è la meta, ma quante persone impieghiamo per non raggiungerla.
In attesa dei prossimi dati, gli economisti di tutto il mondo continuano a studiare il "modello italiano", quel miracolo statistico dove l'occupazione cresce più del prodotto nazionale. Qualcuno lo chiama paradosso, qualcun altro inefficienza. Noi preferiamo definirlo come quello che è: un capolavoro tutto italiano di creatività amministrativa.

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