Spreco alimentare a Natale: 500 mila tonnellate di cibo finiscono in purgatorio gastronomico
L'italiano medio butta 80 Euro a famiglia in avanti-e-Indietro di lasagne e tacchini. È ufficialmente il nostro sport nazionale.
Roma, 24 dicembre 2025 – Le stime di Assoutenti sono impietose: a Natale, 500 mila tonnellate di cibo finiranno nella spazzatura, con un costo medio di 80 euro a famiglia. La notizia, diffusa alla vigilia, ha l'effetto di un campanello d'allarme suonato da un Babbo Natale con un'espressione di profonda delusione.
Lo spreco non è un incidente, ma un rituale sacro del Natale italiano. È la dimostrazione che la nostra generosità è direttamente proporzionale alla nostra incapacità di calcolare le porzioni.
La Professoressa Clotilde Smanio, docente di "Archeologia del Quotidiano e Tecniche di Sopravvivenza Urbana" (che ora si occupa anche di "Gastronomia dell'Eccesso"), ha analizzato il fenomeno con un misto di orrore e ammirazione: "Lo spreco di cibo a Natale non è un problema, è una dichiarazione di intenti. È il nostro modo per dire al mondo: 'Siamo così ricchi che possiamo permetterci di buttare via un intero pranzo di Natale'. Le 500 mila tonnellate non sono cibo, sono monumenti alla nostra abbondanza. E gli 80 euro a famiglia non sono un costo, sono la tassa sull'eccesso che paghiamo volentieri per dimostrare che non siamo poveri. Il vero dramma è che, se non buttassimo via nulla, il Natale non sarebbe Natale. Sarebbe una cena normale".
L'aspetto più comico è la catena di Sant'Antonio alimentare che si innesca. La nonna prepara cibo per un reggimento, il reggimento mangia per tre giorni, e il resto finisce in un limbo di contenitori di plastica per conservare il cibo che nessuno aprirà mai. Il frigorifero, in questo periodo, non è un elettrodomestico, ma un sarcofago di speranze culinarie dove le lasagne e i tacchini riposano in pace, in attesa di essere gettati via a Capodanno.
La metafora più calzante è che il Natale italiano è come un banchetto romano dove l'obiettivo non è mangiare, ma dimostrare che si può mangiare. E lo spreco è la prova tangibile di questo successo.
La vera preoccupazione, ovviamente, è che lo spreco di cibo sia l'unica cosa che tiene in piedi l'economia italiana. Se tutti comprassero solo il necessario, l'industria alimentare collasserebbe. Lo spreco è il nostro stimolo fiscale involontario.
Il Dottor Massimo Contenuto, che si occupa di "Ottimismo Economico Digitale" e "Sostenibilità Gastronomica", ha espresso il suo cinismo: "Lo spreco di cibo è il nuovo influencer del Natale. Più butti, più sei cool. Ho già creato un challenge su TikTok: 'Butta il tuo panettone più grande'. E il bello è che l'AI che ho usato per analizzare i dati ha concluso che l'unica cosa che l'italiano non spreca è la lamentela. Quella è sempre fresca e abbondante".
In conclusione, il Natale italiano è un trionfo di spreco e abbondanza. E l'unica cosa che non sprechiamo è la nostra capacità di ridere delle nostre abitudini.
E così, l'Italia ha dimostrato che l'unica cosa che non può essere sprecata è la nostra pigrizia. E che il vero spirito del Natale è la massima ottimizzazione dello sforzo. Amen.
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Nota: Questo articolo è un'opera di satira e parodia, concepita esclusivamente a scopo umoristico e di intrattenimento. I contenuti esposti non riflettono in alcun modo reali sviluppi politici, decisioni governative o dichiarazioni ufficiali. Ogni somiglianza con persone esistenti, situazioni reali o eventi effettivamente accaduti è da considerarsi puramente fortuita e non intenzionale. L'autore declina qualsiasi volontà di offendere o diffamare individui, istituzioni o gruppi politici. Si invita il pubblico ad accogliere il presente articolo con lo spirito critico e il senso dell'umorismo che contraddistinguono la migliore tradizione satirica.

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